Biografia semiseria di Ernesto Carugati

 

 

 Il Tino è nato vecchio. Le prime tracce delle sue inseparabili coppole si rilevano nell‘Antica Mesopotamia. Pare fosse amico del Re Assurbanipal e solito allietare i week end del sovrano con degli assolo di bonghi.

E’ un uomo solido ( a parte quando gli vola la dentiera - motivo per cui preferisce non portarla) di sani principi ( non si cerca niente nel cestino di un altro clochard ) e soprattutto un musicista con 10 dita ed un cuore un po’ acciaccato.

Le varie reincarnazioni lo hanno portato ad interpretare sempre lo stesso ruolo nella vita ovvero l’uomo da marciapiede ed è  proprio nelle sue stesse affermazioni che possiamo ritrovare la metafora della strada come filosofia di vita: nell’animo del Tino vive la strada con la sua durezza ed al contempo la sua poesia; l’incanto di un'alba sopra un grattacielo ed il freddo di un gelido inverno sotto un ponte.

Quando ricerca un po’ di contatto con la natura, da buon milanese d.o.c. qual’é, si reca al Parco Ravizza in Porta Romana, e ne è cosi estasiato da sprofondare in corposi pisolini sulle panchine…la Pace del Se….l’Identità dell’Io….il Nirvana. E nei suoi sogni egli si figura al fianco di Elton John, Ray Charles sul palco del Blue Note di New York e li giù con duetti fantasmagorici, melodie estasianti, assolo interminabili, improponibili scambi di opinione in dialetto Meneghino, applausi scroscianti.

I risvegli sono fatti di persone che gli chiedono di spostarsi perché si vogliono sedere sulla panchina in una gradevole giornata di primavera, magari nemmeno tanto cortesemente oppure con un piccolo/grande regalo: un panino, un quartino di Dolcetto, un sigaro.

 La gente. Lui ama la gente indistintamente. Nel suo pellegrinare si è imbattuto in tutto lo scibile umano. Nelle note del suo pianoforte c’è lo stupore della gente, l’ammirazione, l’essere rapiti dentro armonie e arrangiamenti. E allora la musica fa da collante, crea il rispetto per la condizione sociale, fortifica la sua dignità. Lì si abbattono le barriere del giudizio malevolo, si accetta la diversità perché anche nella diversità può esserci il dono.

 Ma il Tino non è sempre stato un Maestro senzatetto…gli occhi si fanno lucidi se gli domandate della prematura scomparsa della sua adorata Pinetta. Forse da li non si è saputo più ritrovare se non nelle sue stesse note.

 A 6 anni col n. 5 (il suo numero fortunato) sulla pettorina, partecipa al concorso per giovani talenti in una località balneare Ligure di cui stenta a ricordarne l’esatta ubicazione e lo vince, un po’ come un altro suo grande idolo: Claudio Baglioni. Si prosegue con la frequentazione del Conservatorio di Milano fino all età di 15 anni (in piena Seconda Guerra Mondiale), quando capisce che quella musica così ‘Classica’ non gli può bastare e in forza al suo motto ‘butta lo spartito, suona all’infinito’ si da alla più completa anarchia musicale. Qualche anno più tardi, l’anarchia prende il sopravvento anche nella vita e lo vede ospite praticamente fisso della ‘Casa di accoglienza Enzo Jannacci’ di Milano, dove allieta gli ospiti con qualche suonatina, tra un lavoretto edile e una manutenzione allo stabile.

 Il Tino si è fermato nel tempo: il tempo della sua 600 Multipla, il tempo dei suoi battibecchi scanzonati con l’Erminia (la cuoca della mensa dei poveri) e Suor Giuliana (la Madre Badessa Rettrice), oppure dell’Abdul (ospite fisso del Dormitorio di V.le Ortles), il tempo della sua barba incolta, dei suoi occhialoni da Supermiope, della inseparabile T-short della Fiat trovata dentro ad un cassonetto. Un uomo che non ha niente da perdere ma che ha trovato una ragione di essere negli numerosi apprezzamenti dei suoi tanti sostenitori che non si perdono una delle sue preziose lezioni di pianoforte sul Web.

Battete il tempo e troverete il Tino, amici carissimi che avete avuto la bontà di leggere.

 

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